Incontro sulla tragica situazione del Kivu- Congo RD

2 gennaio 2009

 

La sera di venerdì 9 gennaio alle ore 20.30 presso il Centro d’incontro Reggio Est di Via Turri  si è tenuto un incontro organizzato dalla Scuola di Pace di Reggio Emilia in collaborazione con il Centro Reggie EST dal titolo “Congo: quale guerra, quale pace?”.

L’incontro si è aperto con le testimonianze di P. Italo Iotti (della Famiglia dei padri Bianchi) missionario in Congo. P. Italo ci ha raccontato che la giovane Repubblica Democratica del Congo (nata nel 1994), dopo la fine della grande guerra centroafricana, sta vivendo uno dei momenti più neri della vita del giovanissimo Stato. Da diversi anni una grave crisi nella parte orientale del paese, determinata dall’ammutinamento di reparti militari affiliati alla fazione RCD-Goma e guidati dal generale golpista Laurent Nkunda. La situazione nella regione orientale rischia di trasformarsi in una catastrofe umanitaria, a meno che la forza di ‘peacekeeping’ delle Nazioni Unite (Monuc) non riceva rinforzi adeguati a proteggere i civili. A causa di questa nuova esplosione di violenza, gli sfollati aumentano ogni giorno, ad oggi hanno superato la cifra di 2.400.000. Intere comunità sono state sradicate dalle proprie terre e le peggiori conseguenze le hanno subite donne, bambini e anziani. Se Goma è sotto i riflettori, altre zone del nord del Congo, oltre il Kivu, nella Provincia Orientale dove non arrivano le telecamere delle televisioni, sono messe a ferro a fuoco: contadini massacrati, bambini rapiti, villaggi bruciati, donne violentate. Nell’area tra i confini di Congo, Sudan e Uganda si  rapiscono i bambini, terrorizzati per arruolarli come giovani soldati.         

Alla serata è intervenuta anche Donata Frigerio già Osservatrice Internazionale in Congo. Il suo legame con il Congo risale al 1985. Segue l’evoluzione della guerra in stretto contatto con amici del Kivu, la regione martoriata. Nel 2001 ha partecipato, con altri 7 reggiani, alla marcia per la pace e al simposio internazionale per la pace tenuto a Butembo, in Nord Kivu. Erano circa 300 italiani, coordinati da “Beati i costruttori di pace”. L’obiettivo che si erano prefissati era rispondere concretamente all’appello all’attenzione da parte della società civile e della Chiesa congolese; speravano di “fare notizia” costringendo i media italiani a parlare della tragedia congolese (allora già c’erano quasi 3 milioni di morti). Non ci sono riusciti.

“Nel 2006 in quanto partecipavo al simposio sono stata invitata a sostenere umanamente il difficile momento delle elezioni democratiche (le prime dall’indipendenza, nel 1963). Sono stata presente alle due tornate elettorali, a fianco e riconosciuti ufficialmente dalla commissione elettorale indipendente del paese e dall’ONU. Questa esperienza mi ha permesso di farmi prossimo ai congolesi sofferenti e dimenticati, calpestati da una guerra che non li vede protagonisti, perché quando gli elefanti lottano, quella che soffre di più è l’erba. E gli elefanti degli interessi economici internazionali continuano a imperversare sulla regione del Kivu e sui “Grandi laghi”, la regione africana più ricca in assoluto di minerali preziosi e materie prime. La Chiesa congolese ci chiede di essere vicini moralmente, politicamente e materialmente alle popolazioni martoriate, e io spero di riuscire a fare la mia parte.”

 

E’ intervenuto John Mpaliza giovane studente universitario della Comunità Congolese di Reggio Emilia che ha spiegato che le grandi ricchezze del Kivu, come diamanti, oro e tanto coltan, quelle che dovrebbero essere la benedizione per la Repubblica del Congo, sono invece da anni la principale causa dei conflitti che hanno insanguinato le regioni orientali. Le grandi potenze mondiali e la multinazionali straniere seguono da sempre con interesse le vicende del Nord Kivu, e sono in molti a trarre vantaggio dal perpetuarsi dei conflitti. A fare da traino, la grande richiesta di coltan, una sabbia nera radioattiva composta da due minerali (columbite e tantalite) impiegati nell’industria medica, aerospaziale ma soprattutto in quella elettronica: sono un componente fondamentale di cellulari e videogiochi. Le società straniere si accordano con i gruppi ribelli per avere un accesso diretto e sicuro alle miniere. Le Forze Democratiche di Liberazione del Rwanda (ex – Far) controllano buona parte del commercio illegale di coltan, grazie anche al sostegno dell’esercito congolese stesso, che rifornisce i ribelli di armi. Le Nazioni Unite la Comunità Europa ma soprattutto il Governo Italiano – continuava Mpaliza   non stanno facendo a sufficienza perché questa immane tragedia sia fermata. Al termine dei tre interventi è stato lasciato spazio al pubblico presente.

Al termine della serata sono state distribuite le cartoline preparate da inviare al Ministro degli Esteri on. Franco Frattini perché il Governo Italiano intervenga a livello internazionale facendo da subito alcune gesti concreti:

         rafforzamento della presenza ‘peacekeeping’ tramite forze ONU a difesa delle popolazioni civili,

         organizzazione di una rapida ed efficace azione umanitaria

         l’arresto del commercio illegale delle materie prime in provenienza dalla Repubblica del Congo, vera causa della Guerra

         Fare rispettare la legalità internazionale attraverso l’esecuzione dei mandati di arresto emessi dalla Corte Penale Internazionale

Per chi volesse ricevere le cartoline sono disponibili presso il Centro Missionario Diocesano (via Ferrari Bovini – RE).

Mirko Baccarani

 


Il sentiero della Costituzione: Pace, Giustizia e Reciprocità…

30 settembre 2008

Proprio sessant’anni fa, il 1°gennaio 1948, entrava in vigore la Carta fondamentale della nostra Repubblica, che non è nata soltanto nelle aule parlamentari, ma anche tra le montagne, come ci ricordano Piero Calamandrei e don Giuseppe Dossetti.

Quindi una Costituzione che ha visto la luce anche sul sentiero che il movimento cattolico internazionale Pax Christi ha percorso quest’anno per ricordarne il 60° anniversario.

Prima di partire, ai piedi del sentiero che conduce a Cerpiano e poi a Monte Sole, abbiamo piantato un paletto su cui era inciso il primo articolo della nostra Costituzione, ad indicare l’inizio del sentiero che verrà ripercorso ogni anno, aggiungendo mano a mano tutti gli altri articoli. Lungo il sentiero, arrivati alla chiesa e al cimitero del borgo di Cerpiano, (che ha visto la morte di 139 donne e bambini, completamente innocenti) ci ha offerto la sua testimonianza di sopravvissuto Francesco Pirini, che assistette alla strage, e alla morte della sua famiglia dalla vallata opposta, e che ancora oggi ricorda quei momenti come se fossero avvenuti ieri. La sue parole più belle, sono state però quelle di perdono, che lui ha già offerto ai soldati che poi si scoprirono esecutori della strage, e che continua a ribadire. Ci è poi stato dato modo di riflettere, e soprattutto di conoscere meglio, la figura di Don Dossetti, e la nostra costituzione, grazie alle testimonianze di frate Paolo Barabino, monaco della Piccola Famiglia dell’Annunziata (per intenderci un “dossettiano”), del prof.Baldini, medico di don Dossetti e di Umberto Allegretti, costituzionalista e docente universitario. La riflessione sulla costituzione, iniziata qui, ci ha poi tenuti impegnati per tutta la durata della route, facendoci capire come al giorno d’oggi i media ci stiano portando a dimenticare il vero significato di questa carta fondamentale, e soprattutto a dimenticarci che un nostro dovere è “svolgere, secondo le proprie possibilità,e la propria scelta,un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società” ART.4. Un dovere che ci è poi stato ricordato anche dalle parole di Vincenzo Linarello, il presidente di un consorzio di cooperative che nella locride combatte per la legalità, che abbiamo incontrato il giorno seguente a Castel dell’Alpe, insieme a Stefano Ramazza, il quale ha raccontato che oggi, a prescindere da destra e sinistra, tutta la politica sta cercando di farci addormentare, e di farci dimenticare i poteri occulti che ci stanno governando, ed è nostro dovere cercare di riconquistare la democrazia, messa oggi così a dura prova, iniziando ad interessarci in modo attivo alla politica locale, prima che a quella nazionale.

Anche la testimonianza di padre Giovanni Munari (missionario comboniano  in Brasile e attuale direttore della casa editrice EMI) ci ha aiutati a riflettere sull’importanza di fare comunità, collaborare e partecipare insieme; le sue sono state parole importanti, perché ci hanno fatto capire come anche in Italia ci sia bisogno di organizzarsi, di non lasciare che i fatti ci scorrano addosso, ma di prendere spunto dai movimenti brasiliani per far sentire la nostra voce, ed esercitare la nostra sovranità di cittadini onesti, che è spesso osteggiata in vari modi. Questo deve essere ancora più presente, in un ottica di comunità cristiana, che ha la fortuna di avere un’”arma” in più: il Vangelo.

Il nostro fare comunità poi, è stato aiutato da un incontro con Corinto Corsi, sul libro dell’Esodo. Un incontro non classico, non una lezione frontale, ma un bel modo di confronto e riflessione su un libro che resta spesso incompreso, ma che può insegnarci molto sul concetto di libertà, e sul rapporto che Dio ha con la libertà. Un libro che, come Corinto ha avuto modo di spiegarci anche il giorno seguente, è ancora attuale e pieno di significati nascosti e imprevedibili. La condivisione è stata facilitata anche dagli incontri della sera guidati da Don Eugenio Morlini, (spesso difficili da svolgere, a causa della stanchezza accumulata), che ci hanno visti impegnati a parlare della giornata, e ci hanno dimostrato come può essere bello e difficile il decidere insieme come andare avanti, comunicandosi le difficoltà e i punti di forza.

Il quarto giorno, forse è stato quello che più ci ha permesso di capire l’importanza del camminare: infatti i chilometri percorsi sono stati molti, caratterizzati da molta fatica, ma anche da molte relazioni; questo è un altro aspetto importante della nostra route: le relazioni che si sono instaurate tra di noi, e i discorsi sui temi “ricchi” affrontati in questi giorni. Ci siamo anche posti il problema di come comunicare le nostre idee senza volerle imporre, senza partire dal presupposto che esse siano giuste perché nostre, per creare la comunità proprio a partire da noi stessi, evitando l’esclusione a priori di chi la pensa diversamente. Abbiamo poi anche iniziato, a partire da questo, a scrivere un documento di sintesi degli argomenti trattati (disponibile su www.sentierocostituzione.blogspot.com) che ha lo scopo di non lasciare che questa esperienza sia limitata ai 5 giorni in cui si è svolta, ma che possa avere un futuro, possa essere un punto di partenza.

L’esperienza è terminata con l’incontro con la figura di don Lorenzo Milani: grazie alle testimonianze di due suoi ex-allievi, abbiamo conosciuto meglio, ed apprezzato le diverse sfumature di quest’uomo rivoluzionario ancora oggi, che perseguiva la libertà a suo modo, attraverso l’insegnamento. Le testimonianze sono state importanti proprio per la loro diversità, per averci mostrato due facce del priore di Barbiana, entrambe importanti: quella di maestro-papà, e quella un po’ meno amichevole, di uomo forse anche troppo mitizzato. Barbiana, è stato il naturale arrivo di questo nostro viaggio, lì abbiamo piantato l’ultimo paletto del sentiero, con l’ultimo articolo della nostra costituzione, come simbolo di un viaggio che ha un inizio, una meta, ma che è ancora da costruire, e da mantenere in ordine. Questa possiamo vederla anche come una metafora della nostra costituzione, che ha avuto un ottimo inizio, ma che ora è da mantenere “pulita”, “tenuta bene”, da tutti i tentativi di cambiamento che stanno arrivando troppo spesso, ultimamente. Lì, a Barbiana, abbiamo poi avuto un incontro con      S. E. Mons Luigi Bettazzi, presidente emerito di Pax Christi Italia, che ha partecipato anche all’assemblea costituente, come segretario di Dossetti. Grazie alla sua simpatia e alle sue belle parole abbiamo avuto modo di riflettere ancora una volta, sulla nostra esperienza, e su quanto sia importante portare avanti i temi trattati in queste giornate. Non possiamo che concludere con l’invito a leggere la Costituzione e il Vangelo con passione, per contrapporre ai troppi “me ne frego” magari neanche consapevoli, altrettanti “I care, mi sta a cuore”.

 

Chiara Balocchi e Gabriele Torricelli

Pax Christi Reggio Emilia