Si riaccendono le tensioni nel Sahara Occidentale, luogo dimenticato

Sono passati quasi venti anni (1991) dal cessate il fuoco nel Sahara Occidentale, dove il “popolo del deserto”, da oltre trenta cinque anni, lotta per i propri diritti. Le forze armate del Marocco, paese che di fatto occupa l’ex Sahara spagnolo, ha lanciato un attacco contro un campo allestito a Layoun, o Al Aiun) capitale del paese dei Saharawi, per protestare a favore dei diritti di un popolo dimenticato.
Tutto questo mentre alle Nazioni Unite, si apre l’ennesimo colloquio tra le parti, per determinare il futuro di quell’area desertica compresa tra Marocco, Mauritania e Algeria. Vi sono stati morti e feriti, come riporta Lucio Luca su Repubblica, tra i non molti mezzi d’informazione che hanno dato notizia dell’accaduto.

Quello del popolo del Sahara, i Saharawi, e della loro lotta, è una storia lunga e purtroppo dimenticata che ha inizio oltre 40 anni orsono, quando, nel 1963, le Nazioni Unite inseriscono il Sahara Occidentale – area ricca di fosfati dominato dalla Spagna, chiamato appunto Sahara spagnolo – tra i paesi da decolonizzare. Due anni dopo, nel 1965, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ribadisce il diritto all’autodeterminazione del popolo saharawi e chiede alla Spagna di ritirarsi dal territorio. Il 10 maggio 1973 nasce il Fronte Polisario (Frente Popular de Liberacion de Saguia el Hamra y Rio de Oro – dal nome dei due territori, complessivamente di 266 mila Km quadrati che dal 1969 formano il Sahara Occidentale), guidato ancora oggi da uno dei fondatori, Mohamad Abdelaziz. Nel 1974 si svolge il censimento della popolazione (censiti 74.908 saharawi) necessario per poter indirre il referendum voluto dalle Nazioni Unite. Tutto sembra pronto per la nascita della nazione e il 20 agosto 1974 la Spagna esprime il suo parere favorevole a far svolgere il referendum, ma agli inizi del 1975 il re Hassan II di Marocco esprime la sua totale contrarietà all’indipendenza del Sahara Occidentale. Inizia la guerriglia del Fronte Polisario contro la Spagna e il 12 maggio 1975 una missione dell’ONU conferma la volontà di far svolgere il referendum. Il 31 ottobre 1975 il Marocco invade il Sahara Occidentale e il 6 novembre, con la mobilitazione chiamata la “marcia verde” (350 mila marocchini entrano in Sahara Occidentale per vanificare il referendum). La Spagna segretamente giunge ad un accordo con Marocco e Mauritania per la spartizione del territorio (a nord il Marocco a sud la Mauritania) e abbandona al proprio destino il Sahara Occidentale.
Nel 1976 il Fronte Polisario fa nascere la Repubblica Democratica dei Sahrawi (RASD), che ad oggi è riconosciuta da 76 stati, ma non dalle Nazioni Unite. Il 5 agosto 1979 la Mauritania, lacerata dal conflitto con la guerriglia del Fronte Polisario, firma un accordo separato con la RASD lasciando il territorio del Sahara Occidentale. Il Marocco, una settimana dopo, invade (in aperta violazione dei diritti internazionali) anche la zona a sud del Sahara, costruendo mura di sabbia e campi minati, per oltre 2500 km, per difendere le miniere dagli attacchi del Fronte, e costringendo all’esodo i saharawi che trovano rifugio in Algeria, tra l’altro nell’oasi di Tinduf (dove ancora oggi sono, dopo 31 anni). Fino al 1991 si susseguono gli scontri armati, mentre il Marocco continua a popolare il territorio del Sahara nella certezza di alterare gli equilibri in caso di un referendum.
Nel 1991 si ottiene il cessate il fuoco e una missione ONU (MINURSO– Missione delle Nazioni Unite per il Referendum nel Sahara Occidentale) viene inviata per vigilare la tregua e organizzare il referendum. La missione viene da allora rinnovata, di anno in anno, oggi è prolungata fino al 30 aprile 2011, essa costa 60 milioni di dollari all’anno. Nel febbraio 1992 la consultazione referendaria viene rinviata a data da stabilirsi.
Da allora si susseguono timidi tentativi di risoluzione del conflitto, incontri informali tra le parti e azioni di sostegno al popolo del deserto, senza reali passi in avanti.

Quella del Sahara Occidentale è una storia anomala e singolare. All’atto della decolonizzazione furono tre i paesi a non ottenere l’immediata indipendenza : l’ Africa Tedesca del Sud-Ovest, oggi Namibia (affidata al Sudafrica e resa indipendente nel 1990), l’Eritrea (incorporata nell’Etiopia e indipendente dal 1993) e il Sahara Spagnolo. Di quelle nazioni solo il Sahara non è riuscita a raggiugere l’obiettivo posto dalle Nazioni Unite negli anni ’60.
Inoltre il popolo Saharawi è oggi il gruppo di rifugiati (in Algeria) più vecchio al mondo, (sono circa 200 mila persone) con oramai 31 anni di permanenza fuori dal territorio natio.

Anche curiosando nella rete si ha l’impressione di una vicenda che rischia di essere dimenticata. Si trovano infatti una miriade di siti di Associazioni e gruppi nati a sostegno del popolo Saharawi, quando per l’informazione quel popolo, con la sua lotta, faceva notizia e che da anni hanno smesso la loro attività, consumate dal lento svolgersi degli eventi. E’ altrettanto vero che vi sono molti gruppi invece che lavorano con grande intensità a favore del “popolo del deserto” e ONG che lavoro sul posto.
Per tutte gli aggiornamenti vi segnalo l’agenzia Sahara Press Service.
Ovviamente non mancano nemmeno voci di dissenso e le accuse al Fronte Polisario, come quella da poco riportata dal sito Peace Report, o il recente film-documentario australiano “Stolen” che è stato duramente criticato dagli esponenti del Fronte Polisario

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One Response to Si riaccendono le tensioni nel Sahara Occidentale, luogo dimenticato

  1. sanjuanitamaxwell3 ha detto:

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