Si riaccendono le tensioni nel Sahara Occidentale, luogo dimenticato

14 novembre 2010

Sono passati quasi venti anni (1991) dal cessate il fuoco nel Sahara Occidentale, dove il “popolo del deserto”, da oltre trenta cinque anni, lotta per i propri diritti. Le forze armate del Marocco, paese che di fatto occupa l’ex Sahara spagnolo, ha lanciato un attacco contro un campo allestito a Layoun, o Al Aiun) capitale del paese dei Saharawi, per protestare a favore dei diritti di un popolo dimenticato.
Tutto questo mentre alle Nazioni Unite, si apre l’ennesimo colloquio tra le parti, per determinare il futuro di quell’area desertica compresa tra Marocco, Mauritania e Algeria. Vi sono stati morti e feriti, come riporta Lucio Luca su Repubblica, tra i non molti mezzi d’informazione che hanno dato notizia dell’accaduto.

Quello del popolo del Sahara, i Saharawi, e della loro lotta, è una storia lunga e purtroppo dimenticata che ha inizio oltre 40 anni orsono, quando, nel 1963, le Nazioni Unite inseriscono il Sahara Occidentale – area ricca di fosfati dominato dalla Spagna, chiamato appunto Sahara spagnolo – tra i paesi da decolonizzare. Due anni dopo, nel 1965, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ribadisce il diritto all’autodeterminazione del popolo saharawi e chiede alla Spagna di ritirarsi dal territorio. Il 10 maggio 1973 nasce il Fronte Polisario (Frente Popular de Liberacion de Saguia el Hamra y Rio de Oro – dal nome dei due territori, complessivamente di 266 mila Km quadrati che dal 1969 formano il Sahara Occidentale), guidato ancora oggi da uno dei fondatori, Mohamad Abdelaziz. Nel 1974 si svolge il censimento della popolazione (censiti 74.908 saharawi) necessario per poter indirre il referendum voluto dalle Nazioni Unite. Tutto sembra pronto per la nascita della nazione e il 20 agosto 1974 la Spagna esprime il suo parere favorevole a far svolgere il referendum, ma agli inizi del 1975 il re Hassan II di Marocco esprime la sua totale contrarietà all’indipendenza del Sahara Occidentale. Inizia la guerriglia del Fronte Polisario contro la Spagna e il 12 maggio 1975 una missione dell’ONU conferma la volontà di far svolgere il referendum. Il 31 ottobre 1975 il Marocco invade il Sahara Occidentale e il 6 novembre, con la mobilitazione chiamata la “marcia verde” (350 mila marocchini entrano in Sahara Occidentale per vanificare il referendum). La Spagna segretamente giunge ad un accordo con Marocco e Mauritania per la spartizione del territorio (a nord il Marocco a sud la Mauritania) e abbandona al proprio destino il Sahara Occidentale.
Nel 1976 il Fronte Polisario fa nascere la Repubblica Democratica dei Sahrawi (RASD), che ad oggi è riconosciuta da 76 stati, ma non dalle Nazioni Unite. Il 5 agosto 1979 la Mauritania, lacerata dal conflitto con la guerriglia del Fronte Polisario, firma un accordo separato con la RASD lasciando il territorio del Sahara Occidentale. Il Marocco, una settimana dopo, invade (in aperta violazione dei diritti internazionali) anche la zona a sud del Sahara, costruendo mura di sabbia e campi minati, per oltre 2500 km, per difendere le miniere dagli attacchi del Fronte, e costringendo all’esodo i saharawi che trovano rifugio in Algeria, tra l’altro nell’oasi di Tinduf (dove ancora oggi sono, dopo 31 anni). Fino al 1991 si susseguono gli scontri armati, mentre il Marocco continua a popolare il territorio del Sahara nella certezza di alterare gli equilibri in caso di un referendum.
Nel 1991 si ottiene il cessate il fuoco e una missione ONU (MINURSO– Missione delle Nazioni Unite per il Referendum nel Sahara Occidentale) viene inviata per vigilare la tregua e organizzare il referendum. La missione viene da allora rinnovata, di anno in anno, oggi è prolungata fino al 30 aprile 2011, essa costa 60 milioni di dollari all’anno. Nel febbraio 1992 la consultazione referendaria viene rinviata a data da stabilirsi.
Da allora si susseguono timidi tentativi di risoluzione del conflitto, incontri informali tra le parti e azioni di sostegno al popolo del deserto, senza reali passi in avanti.

Quella del Sahara Occidentale è una storia anomala e singolare. All’atto della decolonizzazione furono tre i paesi a non ottenere l’immediata indipendenza : l’ Africa Tedesca del Sud-Ovest, oggi Namibia (affidata al Sudafrica e resa indipendente nel 1990), l’Eritrea (incorporata nell’Etiopia e indipendente dal 1993) e il Sahara Spagnolo. Di quelle nazioni solo il Sahara non è riuscita a raggiugere l’obiettivo posto dalle Nazioni Unite negli anni ’60.
Inoltre il popolo Saharawi è oggi il gruppo di rifugiati (in Algeria) più vecchio al mondo, (sono circa 200 mila persone) con oramai 31 anni di permanenza fuori dal territorio natio.

Anche curiosando nella rete si ha l’impressione di una vicenda che rischia di essere dimenticata. Si trovano infatti una miriade di siti di Associazioni e gruppi nati a sostegno del popolo Saharawi, quando per l’informazione quel popolo, con la sua lotta, faceva notizia e che da anni hanno smesso la loro attività, consumate dal lento svolgersi degli eventi. E’ altrettanto vero che vi sono molti gruppi invece che lavorano con grande intensità a favore del “popolo del deserto” e ONG che lavoro sul posto.
Per tutte gli aggiornamenti vi segnalo l’agenzia Sahara Press Service.
Ovviamente non mancano nemmeno voci di dissenso e le accuse al Fronte Polisario, come quella da poco riportata dal sito Peace Report, o il recente film-documentario australiano “Stolen” che è stato duramente criticato dagli esponenti del Fronte Polisario

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Libertà religiosa e cittadinanza: il dialogo fa nuova la città

7 novembre 2010

Scelto il tema del tradizionale Convegno nazionale di Pax Christi di fine anno:
Chiamati alla libertà (Gal 5, 13)
Libertà religiosa e cittadinanza: il dialogo fa nuova la città

A breve pubblicheremo il programma e i dettagli logistici.

A seguire avrà luogo la tradizionale marcia di fine anno organizzata da Pax Christi Italia, CEI e Caritas italiana che quest’anno avrà luogo ad Ancona sul tema della Giornata Mondiale per la Pace del 1° gennaio 2011: «Libertà religiosa, via per la pace».


Fermate quella condanna a morte, logica di vendetta e di guerra

7 novembre 2010

La condanna a morte comminata all’ex vice presidente iracheno rappresenta una sconfitta dal punto di vista del rispetto per l’uomo; per questo Pax Christi Italia chiede con fermezza che non venga ratificata ed eseguita.La condanna a morte comminata all’ex vice presidente iracheno Tareq Aziz rappresenta una sconfitta dal punto di vista del rispetto per l’uomo; per questo Pax Christi Italia chiede con fermezza che non venga ratificata ed eseguita. La sentenza capitale di un uomo è una sconfitta dal punto di religioso, perchè Dio, in qualunque modo lo si chiami, è sempre il Dio della vita. E’ una sconfitta umana, perchè calpesta la dignità della persona: anche chi fosse riconosciuto colpevole ha diritto al rispetto e alla vita. E’ anche una sconfitta politica, perchè la condanna a morte è sempre un segno di debolezza di uno Stato, e non di forza, di qualsiasi Stato, si chiami Iraq, Iran, Cina, Stati Uniti o altri. La condanna a morte segue la logica della vendetta. In questo momento il Governo Iracheno ha una grande occasione per dare un messaggio al mondo per il suo futuro politico, non percorrendo strade già conosciute e perdenti, come la pena di morte, ma imboccando altre strade, quella del diritto, della democrazia, del rispetto della vita di tutti.

Pax Christi – che da tanti anni è a fianco della popolazione irachena, segnata da guerre, embargo e violenze di ogni genere – chiede che non si aggiunga morte a morte, violenza a violenza e ricorda che la pena di morte continua purtroppo ad esprimere la logica della guerra all’interno della società civile.

La condanna di ogni guerra cammini a pari passo con il rifiuto della pena di morte.


Prossimo incontro del Punto Pace di Reggio Emilia

7 novembre 2010
Il prossimo incontro del Punto Pace – Pax Christi avrà luogo martedi 9 novembre 2010 dalle ore 18.30 alle 23 presso la Libreria Info Shop Mag 6 (via Santi Vincenzi, 13 – RE).
 
Di seguito trovate l’ O.d.g.: 
  
1) preparazione come ogni anno dell’incontro per ricordare Alberto Rossi e Don Gualdi fissato il 12 Dicembre 2010 c/o la parrocchia S.Luigi /pappagnocca) e presentazioni delle iniziative organizzate assieme alla scuola di pace.
         
2) Convegno di fine anno, Loreto 30 e 31 dicembre 2010 Libertà religiosa e cittadinanza: il dialogo fa nuova la città Chiamati alla libertà (Gal 5, 13). A breve sul sito di paxchristi il programma e i dettagli logistici. A seguire avrà luogo la tradizionale marcia di fine anno organizzata da Pax Christi Italia, CEI e Caritas italiana che quest’anno avrà luogo ad Ancona sul tema della Giornata Mondiale per la Pace del 1° gennaio 2011: «Libertà religiosa, via per la pace».
             
3)   Varie ed eventuali
 
Dalle ore 20.00 momento formativo.
 

Mirko Baccarani
mobile 380 4785231