Congresso Nazionale di Pax Christi

21 gennaio 2009

Riflessione in vista del prossimo

Congresso Nazionale di Pax Christi Italia

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 Il congresso è ormai imminente.                                  

Cos’è mai un congresso?

Un’assemblea che “ogni 4 anni prende forma di congresso” e che, oltre agli obblighi elettivi (si rinnoverà l’intero consiglio nazionale, il collegio dei revisori dei conti, dei probiviri e i coordinatori interregionali) deve fornire “le linee programmatiche” attraverso la formazione di una maggioranza che “guiderà” il movimento per i prossimi 4 anni.

Come sarà il congresso 2009? Se sapessimo rispondere a questa domanda saremmo anche capaci di leggere la sfera magica:possiamo al massimo sottolineare alcuni aspetti affinché ciascuno di noi sappia vivere pienamente questo incontro. E’ quindi importante prepararsi bene e questa lettera è un invito a farlo

Sarà un momento di attesa perché ciascuno di noi pensa che l’idea di movimento che ha in testa venga attuato maggiormente. Sarà un momento fortemente emotivo perché la miscela di ricordi, di incontro di persone lontane, le urgenze del quotidiano provocano sempre un movimento di emozioni. Sarà un momento di libertà di espressione che creerà una positiva tensione mentre i vari desideri vengono passati al setaccio della discussione e delle votazioni, nei gruppi e in assemblea. Sarà un momento di partecipazione e responsabilità perché saremo chiamati a fare alcune scelte e a disponibilità grande. Sarà un momento di spiritualità, perché a Dio chiederemo il coraggio del discernimento e della fedeltà al suo vangelo di giustizia, di pace e di nonviolenza.

 E’ perciò importante che tutte le diverse posizioni anche quelle più sfumate e più deboli trovino ascolto, ma affinché ciò avvenga è necessario che siano innanzitutto espresse, perché per attuare la convivialità, le differenze devono esprimersi e riconoscersi come tali.

E’ la parte più difficile, perché noi tendenzialmente quando l’altra/o non pensa come noi facilmente siamo portati a dire che sbaglia o, ben che vada, che non pensa cose adatte al momento

E così anche nei confronti dei grandi problemi che travagliano il mondo: noi tendiamo ad individuare immediatamente uno o più colpevoli e, quasi certamente con ragione, ma ciò non è sufficiente, ben più difficile è individuare le azioni, gli impegni (che non sono mai solo di qualcuno) che realisticamente portano alla risoluzioni dei problemi. Dovremmo esercitarci,e il congresso sarà una buona occasione, a cogliere nelle tensioni anche forti, espresse dalle diversità, il leggero soffio dello Spirito che ci precede anche la dove noi pensiamo non ci sia. Ci sembra utile allora “confessare”, “leggere” le nostre diversità perché solo così, ci sembra, possiamo iniziare una convivialità. Noi proviamo ad elencarne alcune iniziando da quelle all’interno del movimento: nella realtà non sono tutte espresse come noi le diciamo ma si intersecano in vario modo,ma ci sembra utile questa volta esprimerle così:

 – Un vertice forte, profetico, bastante a se stesso, che indichi e si pronunci chiaramente e tempestivamente su tutte le questioni inerenti alle tematiche del movimento. O un consiglio capace di coinvolgere e una base più allargata ricca e impegnata? E’ necessario un consiglio nazionale che viva fortemente questo ruolo trainante.

 – La parola “profezia”è stata usata ed abusata in questi anni: non sarebbe tempo di ritrovarne un senso biblico antico e nuovo? Riscrivere e condividere, come dicevamo nell’ultima assemblea la vision e la mission di Pax Christi Italia è il compito che ci attende.

 – Un movimento più partecipato dove gli iscritti sono anche impegnati volontariamente e il vertice semplicemente serve e coordina il movimento provocato dai singoli e dai gruppi.

 – Tutte le attività in qualche modo “centralizzate”, cominciando dalle varie campagne, alla casa per la pace, per arrivare a Mosaico di pace e ai comunicati del consiglio nazionale, sentano di più la presenza dei gruppi e degli aderenti che,nella forma più fantasiosa, trovano il modo di far giungere e sostenere o sollecitare gli organi centrali molto di più di quanto succede ora.

 – Un movimento con una maggior presenza di volontari in tutte le sue espressioni.

 – Esiste una problematica Nord/Sud nel movimento dovuto a vari fattori: diversità di sviluppo industriale, diversità di trasporti, diversità di ambiente ecc, che si riflette sul modo di vedere il movimento creando tensioni?

 – Le urgenze della pace oggi sono senza “se “ e senza “ma” i grandi temi legati da sempre all’internazionalità del movimento: Pax Christi internazionale suddivide la missione del movimento per continente (Africa , America, Asia ecc), per strategie (costruzione della pace, educazione alla pace, spiritualità della pace, trasformazione dei conflitti, ecc), per problematiche (diritti umani, disarmo, nuovo ordine mondiale, ecc). Questi temi vengono spesso lasciati nel cassetto mentre il movimento vive delle emozioni quotidiane senza uno sguardo serio e costante sull’intera famiglia umana. (vedi “ quadro strategico internazionale approvato da Pax Christi International nel 2007”)

 – I rapporti con il mondo ecclesiale costituiscono il primo luogo dove vivere la nonviolenza evangelica. Anche noi più o meno consciamente consideriamo spesso la chiesa = gerarchia con la conseguenza che la missione principale del movimento deve essere quella di provocare un cambiamento nella gerarchia. L’idea di un movimento che consideri la chiesa = popolo di Dio e che si attrezzi di conseguenza è minoritaria nel movimento?

 – Facilmente, anche a noi, oggi viene voglia di dire o meglio ancora di considerare di fatto senza neanche affermarlo, che anche il Concilio Vaticano II ha “ esaurito la sua spinta propulsiva”. Ma in un’ottica evangelica non era già, in partenza, previsto che il Concilio si perdesse così? A cosa è dovuta la nostra fatica a leggere in questo modo la storia dal Concilio ad oggi?

 – L’ideale ecumenico, a parole condiviso da una totalità del movimento, nel lavoro quotidiano è ignorato da una totalità?

 – La laicità del movimento va salvaguardata; di fatto i preti hanno più tempo e quindi è giusto che facciano di più nel movimento? La responsabilità del cristiano laico è poco definita, poco auspicata, anche dai cristiani stessi a cui tutto sommato sta bene così. Può essere opportuno individuare un coordinatore laico e favorire una presenza e una responsabilità laica in consiglio, favorendo un coordinamento dei sacerdoti che ruotano attorno al movimento?

 – La pace di genere (al femminile e al maschile) è ancora poco sviluppata nel movimento perché trasversale su molti temi (laicità, ecclesialità, sicurezza, diritti umani, disarmo..)

 – La cultura (le culture, un termine che spesso oggi è difficile da definire) è inconsciamente più un problema che una risorsa:questo vale sia all’interno che all’esterno del movimento. Noi spesso diamo più importanza alla nostra cultura di pace (qui intesa come insieme di idee relative alla pace) che ad altre culture di pace e la sintesi finale spesso è sbilanciata tutta sulla nostra cultura, una sintesi ancora troppo occidentale.

 – Coscienza e accettazione di essere minoranza nel mondo e nella Chiesa non sono un optional ma fanno parte del DNA evangelico. Spesso lo pretendiamo per gli altri, ma non per noi e per le nostre idee singole o anche quelle elaborate come movimento.

 – I momenti di sintesi, fatti a livello centrale, in particolare quelli del consiglio nazionale, ma vale anche per tutte le sintesi che qualunque centro offre, sono per loro stessa natura limitanti e limitati: andrebbero accolti per le indicazioni di unità che offrono e attuati per quello che è possibile. Per noi, se non coincidono con le nostre idee, diventano occasioni di divisioni o di disprezzo dimenticando che la divisione centro/periferia oggi sempre più amalgamata dalle tecnologie di comunicazione, nello scorrere del tempo ha sempre meno importanza, mentre sempre più importanza acquistano i contenuti che dal centro passano in periferia o più ancora quelli che dalla periferia arrivano al centro.

 – Come riteniamo che Pax Italia si debba porre rispetto a Pax International, alle priorità e alle strategie definite nel quadro stratregico? Priorità: – Diritti umani e conflitti armati; – Sicurezza umana e violenza; – Disarmo e smilitarizzazione; – Un ordine mondiale giusto; – Religioni e conflitti armati. Strategie: 1) trasformazione dei conflitti; 2) costruzione della pace; 3) giovani ed educazione alla pace; 4) trasformazioni sociali nonviolente; 5) cooperazione interreligiosa e interculturale per la pace; 6) promozione di una teologia e spiritualità della pace; 7) lobbing e campagne; 8) sviluppo della rete Pax Christi per la pace.

 Se qualcuna di queste affermazioni vi sembra utile oppure non vi piace avete due possibilità: – prendere carta e penna (o un’e-mail) e inviare immediatamente (entro il 15 gennaio 2009) le vostre osservazioni in segreteria. – incontrarvi come punto pace o anche come semplici aderenti, nel breve tempo che ci rimane prima del congresso, per una seria discussione preparatoria per il congresso su queste tematiche o su altre che credete opportune;anche in questo caso sarà utile fornire un buon contributo scritto alla segreteria. Se lo desiderate, potrebbe essere presente qualche consigliere nazionale; potete sentire la segreteria che penserà a contattarci. Saranno questi due modi per contribuire alla stesura delle tesi congressuali. Grazie e buona preparazione al congresso.

Pinarella 2009

Il consiglio nazionale

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Economie illegali e processi democratici

21 gennaio 2009

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Veglie di preghiera 27/01/2009

15 gennaio 2009

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   PAX CHRISTI 

 Punto Pace Reggio Emilia

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Centro don Gualdi 

 

Pace-Giustizia-Salvaguardia del creato

 

 

 

MARTEDI’ 27 GENNAIO 2009

 

VEGLIA DI PREGHIERA

“SPERANZA e MEMORIA”

 immolocausto0re 21,00

Chiesa dell’Immacolata Concezione

 (via Bisamntova, 18 –  Reggio Emilia)

 

 

« La Repubblica italiana riconosce il giorno 27 gennaio, data dell’abbattimento dei cancelli di Auschwitz, “Giorno della Memoria“, al fine di ricordare la Shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subìto la deportazione, la prigionia, la morte, nonché coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati.»


Questa è la guerra, non altro!!!

11 gennaio 2009

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CITTA’ DEL VATICANO– “Dicano quello che vogliono. La situazione a Gaza è orribile” Con tanti anni passati alle Nazioni Unite da nunzio vaticano, assistendo ai dibattiti più roventi nel Palazzo di Vetro, il Cardinale Renato Martino non si lascia impressionare da bordate propagandistiche né da attacchi personali. Il presidente del Consiglio vaticano Giustizia e Pace sa di essere nel solco di una decennale linea della Santa Sede. Come disse una volta l’allora Segretario di Stato cardinale Sodano:“Né i kamikaze né i carri armati risolveranno i problemi della Terrasanta”
Eminenza, al ministero della Difesa israeliano l’accusano di parlare come Hamas.
“Ah si?Che dicano pure”.
Il suo paragone sulla Striscia che assomiglia ad un campo di concentramento  ha suscitato scalpore.
“Io dico di guardare alle condizioni della gente che ci vive. Circondata da un muro che è difficile varcare. In condizioni contrarie alla dignità umana. Quello che sta succedendo in questi giorni fa orrore. Ma quando parlo,si tenga conto di tutte le mie parole. A proposito di Milano ho affermato che è orribile quando si bruciano bandiere. Ho condannato i gesti di odio, so di essere stato apprezzato”
Quindi?.
“ Certe accuse non mi toccano. Nelle mie parole non c’è nulla che possa essere interpretato come antisraeliano”
Benedetto XVI non ha solo incoraggiato i costruttori di pace, ha anche giudicato una “violenza inaudita” ciò che accade da quando sono iniziati i bombardamenti su Gaza.
“Lo dici pure io. La situazione è veramente triste. La violenza genera violenza. Ciò che negli ultimi tempi era stato raggiunto attraverso il dialogo tra palestinesi e israeliani ora viene completamente distrutto”
Hamas ha denunciato la tregua.
“Esatto. E i razzi di Hamas non sono certo confetti. Li condanno. Entrambi le parti hanno di che rimproverarsi. Israele ha certamente il diritto a difendersi e Hamas deve tenerne conto. Ma che dire quando si ammazzano tanti bambini, quando si bombardano scuole delle Nazioni Unite, pur essendo in possesso di  tecnologie che permettono persino di individuare una formica sul terreno?”.
In base alla sua esperienza diplomatica quale può essere la via d’uscita ?
“Le due parti devono tornare sui propri passi. Israele ha diritto a vivere in pace, i palestinesi hanno diritto ad avere il proprio stato”
Si ma concretamente?
“Cosa si fa in famiglia quando due fratelli litigano? Anzitutto ridividono, poi si parla energicamente con l’uno e con l’altro”
Tradotto in politica?
“E’ urgente dividere le due parti. Serve una forza internazionale da interposizione. Il Presidente Bush ad un certo punto è parso volerla, poi non lo ha fatto”
Giorni fa l’Osservatore romano ha pubblicato in prima pagina un analisi che diceva testualmente: lo Stato ebraico non può più continuare a pensare di essere sicuro affidandosi solamente alla soluzione militare, la sola idea di sicurezza possibile deve passare attraverso il dialogo con tutti, persino con chi non lo riconosce.
“A mio parere Hamas deve entrare in prospettiva di negoziato. Sedersi a un tavolo è gia non uccidersi. Io spero che la tregua di tre ore possa trasformarsi in una tregua più lunga. Se Israele vuole vivere in pace, deve fare la pace con gli altri”
Però Hamas ha nel suo Statuto di distruggere Israele.
“Hamas non rappresenta tutti i Palestinesi. Io non difendo Hamas: se vogliono una casa, se vogliono uno Stato palestinese, devono capire che la via imboccata è sbagliata”
Sull’Osservatore romano lei ha dichiarato che l’unica via resta il dialogo tra le religioni abramitiche. Né è sempre convinto?
“Sedersi a un tavolo è gia mettere in moto un processo. Io sto pregando per questo”.

Fonte: La Repubblica 

8 gennaio 2008


Veglia di preghiera per la pace in Palestina

8 gennaio 2009

UNITA’ PASTORALE DI CASTELNOVO SOTTO

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VEGLIA DI PREGHIERA PER LA PACE IN PALESTINA
SABATO 10 GENNAIO  2009 – ore 21.00
presso la Chiesa di Sant’Andrea Apostolo
di Castelnovo di Sotto


Atta Mills presidente del Ghana

8 gennaio 2009

Il Ghana si conferma un modello di democrazia per l’Africa

attamillsInizia il 7 gennaio il mandato del nuovo presidente del Ghana: John Atta Mills, candidato dell’opposizione ha vinto il ballottaggio per solo mezzo punto percentuale. Alternanza anche in parlamento, con la vittoria dell’opposizione per soli 7 seggi.
Con il giuramento previsto per mercoledì 7 gennaio, John Atta-Mills inizia ufficialmente il suo primo mandato come nuovo presidente del Ghana. Dopo un primo turno elettorale il 7 dicembre scorso, a decretare la vittoria per solo mezzo punto percentuale (50,23% contro 49,77%) è stato il ballottaggio del 28 dicembre tra Atta Mills, candidato del partito di opposizione Congresso Nazionale democratico, e Nana Akufo Addo, del Nuovo partito patriottico, al potere da 8 anni.
Dopo aver conquistato di stretta misura la maggioranza in parlamento, l’opposizione si è aggiudicata così anche la presidenza, dimostrando la solidità della democrazia ghaneana. Nonostante denuncie da entrambe le parti per presunte scorrettezze elettorali, gli osservatori internazionali sono concordi nell’affermare che il voto si è svolto regolarmente, così come la campagna elettorale, che è stata corretta e pacata. Akufo Addo ha riconosciuto al vittoria del suo avversario e il neo presidente si è congratulato con lui per come si è svolto il dibattito politico durante la campagna elettorale.
64 anni, avvocato, ed ex vice-presidente di Jerry Rawlings, Atta Mills si era già presentato alle presidenziali nel 2000 e nel 2004, elezioni vinte dal presidente uscente John Kufuor, che ha fortemente influito a rendere il clima pacato, invocando alla correttezza e alla calma,  e ritirandosi dalla corsa elettorale nel pieno rispetto della Costituzione, a differenza di molti suoi colleghi africani, come Robert Mugabe in Zimbabwe o Mwai Kibaki in Kenya.
Ancora una volta il Ghana ha superato il banco di prova della democrazia, in controtendenza rispetto ai recenti colpi di stato di Mauritania e Guinea. Queste per il paese sono infatti le quarte elezioni regolari, ma le prime dalla scoperta di importanti giacimenti petroliferi al largo delle coste. Lo sfruttamento dovrebbe iniziare nel 2010, e produrre fino a 120 mila barili al giorno.

Con un tasso di crescita economica del 6%, trainata finora da cacao e oro, la sfida per Atta Mills  e per la democrazia ghaneana sarà ora quella di gestire le nuove risorse, dimostrando però all’Africa che è possibile distribuire la ricchezza tra tutti i 23 milioni di cittadini.


Epifania del Signore 2009

5 gennaio 2009

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UN GESTO, UN’ INVOCAZIONE PER LA PACE.
LISTIAMO A LUTTO LA STELLA DEI MAGI.

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“Pesanti bombardamenti, un gran numero di vittime, i soldati israeliani non distinguono più tra civili e combattenti, questa è guerra, guerra, guerra; qualcuno provi a fermarli. Quello in corso a Gaza è un massacro, non un bombardamento; è un crimine di guerra e ancora una volta nessuno lo dice”. Questo disperato appello del parroco di Gaza è stato raccolto da Pax Christi, che con UN COMUNICATO ha provato a scuotere la pesantissima indifferenza con cui in Italia si sta assistendo al massacro di un’intera popolazione, per metà minori. Un inferno di orrore, morte e distruzione, di lutti, dolore e odio si sta abbattendo in queste ore sulla Striscia di Gaza e sul territorio israeliano adiacente. Dopo una settimana di bombardamenti e centinaia di morti, i carri armati hanno invaso la Striscia, seminando morte casa per casa, distruggendo in un bagno di sangue luoghi di culto e ospedali, scuole e centrali elettriche. Se vergognosi sono il silenzio consenziente dei Governi e la paralisi delle Nazioni Unite, inaccettabile è il nostro assistere attoniti e rassegnati a questo crimine di guerra, senza condividere almeno un sussulto di indignata protesta.

Attiviamoci subito per compiere UN GESTO simbolico, che stimoli più profonde prese di coscienza e diffonda un ampio rifiuto della logica dell’annientamento e della morte. Nelle nostre case, nelle nostre chiese, lì dove splende il segno della STELLA COMETA, annuncio di luce e speranza per ogni uomo e donna, proponiamo di LISTARE A LUTTO LA STELLA DEI MAGI, perché sia percepibile la nostra vicinanza a tutti coloro che stanno piangendo i loro cari, ed evidente il nostro fermo NO alla distruzione, ai bombardamenti, alle uccisioni di centinaia di persone innocenti.

Proponiamo occasioni di riflessione con UNA PREGHIERA di supplica per la pace che, ispirata alla Solennità dell’Epifania, potrà essere diffusa lungo tutto il mese di Gennaio, tradizionalmente dedicato alla pace.

Il Consiglio Nazionale

 

PREGHIERA da proporre nelle comunità cristiane

dalla Solennità dell’Epifania, lungo tutto Gennaio, mese della pace

 

Hanno oscurato il cielo della Palestina

 

Una stella indicava il cammino in quelle notti di timore e buio, Signore.

Uomini saggi, da lontano, compresero che li avrebbe condotti a te,

Dio della pace e della fraternità tra tutte le creature,

e ‘gioirono molto di gioia grande’.

E andarono. E videro. E si inchinarono alla novità di un Dio venuto a condividere, a soffrire e ad amare fino in fondo i suoi figli, tutti quanti.

Signore, oggi a Gaza quella stella è oscurata da bombe e razzi seminatori di paura e di morte.

Ti supplichiamo: aiuta i potenti che abitano la Terra santa a fermarsi.

A far cessare i bagliori mortiferi delle armi,  a non spegnere la stella.

 

Signore, Dio-con-noi!  Tu che bambino piangevi

come tutti i bambini del mondo,

asciuga le lacrime dei bimbi di Terra Santa,

vittime di una nuova strage degli innocenti:

ora il loro cielo ha il colore della notte senza speranza.

Consola il pianto delle mamme di Gaza, che non vedranno mai crescere i loro figli perchè la loro veglia, in queste notti senza luce, è una veglia funebre. Dona loro la forza di non spegnere nei loro cuori straziati

la fiammella del perdono. 

 

Signore, tu che attraverso la stella hai chiamato  ad una vita buona ogni uomo e donna del mondo, tu che della trepidazione dei pastori e dei magi hai colto il movimento, l’andare verso, restituisci a noi, che forse ci sentiamo lontani dalla tragedia che si sta compiendo in queste ore a Gaza, il senso di una giustizia che cerchi il bene di tutti. 

 

Signore, Dio degli ultimi e degli oppressi, tu che ti sei lasciato umiliare e ferire per vivere fino alla fine  il dramma di tutti i crocifissi nell’ingiustizia,  accarezza le migliaia di bambini, donne e uomini innocenti che non hanno trovato riparo dalla follia delle bombe intelligenti, degli attacchi mirati. Signore, Padre di tutti i danni collaterali di questa tragedia, tu che non l’hai certo voluta, ma che la subisci insieme a loro, sostieni la dignità di  questi  tuoi figli amatissimi. E a coloro che così stoltamente hanno organizzato e stanno perpetrando questo ennesimo atto di barbarie, infondi un po’ di quella sapienza che accendeva la notte dei tre saggi venuti ad incontrarti.