Libertà religiosa e cittadinanza: il dialogo fa nuova la città

7 novembre 2010

Scelto il tema del tradizionale Convegno nazionale di Pax Christi di fine anno:
Chiamati alla libertà (Gal 5, 13)
Libertà religiosa e cittadinanza: il dialogo fa nuova la città

A breve pubblicheremo il programma e i dettagli logistici.

A seguire avrà luogo la tradizionale marcia di fine anno organizzata da Pax Christi Italia, CEI e Caritas italiana che quest’anno avrà luogo ad Ancona sul tema della Giornata Mondiale per la Pace del 1° gennaio 2011: «Libertà religiosa, via per la pace».

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Fermate quella condanna a morte, logica di vendetta e di guerra

7 novembre 2010

La condanna a morte comminata all’ex vice presidente iracheno rappresenta una sconfitta dal punto di vista del rispetto per l’uomo; per questo Pax Christi Italia chiede con fermezza che non venga ratificata ed eseguita.La condanna a morte comminata all’ex vice presidente iracheno Tareq Aziz rappresenta una sconfitta dal punto di vista del rispetto per l’uomo; per questo Pax Christi Italia chiede con fermezza che non venga ratificata ed eseguita. La sentenza capitale di un uomo è una sconfitta dal punto di religioso, perchè Dio, in qualunque modo lo si chiami, è sempre il Dio della vita. E’ una sconfitta umana, perchè calpesta la dignità della persona: anche chi fosse riconosciuto colpevole ha diritto al rispetto e alla vita. E’ anche una sconfitta politica, perchè la condanna a morte è sempre un segno di debolezza di uno Stato, e non di forza, di qualsiasi Stato, si chiami Iraq, Iran, Cina, Stati Uniti o altri. La condanna a morte segue la logica della vendetta. In questo momento il Governo Iracheno ha una grande occasione per dare un messaggio al mondo per il suo futuro politico, non percorrendo strade già conosciute e perdenti, come la pena di morte, ma imboccando altre strade, quella del diritto, della democrazia, del rispetto della vita di tutti.

Pax Christi – che da tanti anni è a fianco della popolazione irachena, segnata da guerre, embargo e violenze di ogni genere – chiede che non si aggiunga morte a morte, violenza a violenza e ricorda che la pena di morte continua purtroppo ad esprimere la logica della guerra all’interno della società civile.

La condanna di ogni guerra cammini a pari passo con il rifiuto della pena di morte.


Un Natale in-fame?

6 gennaio 2010

È puntualmente sopraggiunta l’onda anomala delle anestetizzanti rappresentazioni del Natale votate al consumo, flutto che ci investe e imbonisce di finti buoni sentimenti. Un rituale pagano della codificazione sempre più indigeribile, via via che strade e negozi si attrezzano per questo tempo “forte” del commercio.
Le immagini corredate di buonismo pubblicitario veicolano uno stucchevole equivoco man mano che si amplifica intorno a noi l’affanno degli uomini e delle donne del nostro tempo, a un anno dalla crisi economica e finanziaria che ha sconquassato il mondo, e ha reso persino più angusti gli spazi della giustizia su questa terra. Più passano i mesi, più si delinea il rischio che il terremoto della finanza mondiale sia l’ennesima occasione mancata, nuove e vecchie frodi di speculatori hanno ripreso la folle corsa verso gli utili.
L’inondazione natalizia ha preso avvio – ironia della sorte – nei giorni del vertice della FAO sulla “sicurezza alimentare”. Ovvero quando la stampa mondiale, con una manciata di titoli allarmati, tornava ad avvertirci che oltre un miliardo di persone soffre la fame cronica e le agenzie dell’Onu, con un ritornello un po’ ipocrita, si appellavano a mobilitazioni, aiuti, digiuni di solidarietà. Come se la fame fosse una fatalità da combattere con il richiamo ai buoni propositi.
Mondo davvero in-fame il nostro. L’impegno della comunità internazionale a dimezzare la malnutrizione entro il 2015 ha prodotto finora solo il numero più alto di affamati dal 1970. E vetture di capi di stato che, nei giorni del vertice, assecondavano stravaganze smodate di acquisti, per le strade di Roma.
A casa nostra, la nascita di Gesù bambino ci coglie tramortiti da mesi in cui l’autismo della politica ha confezionato a ripetizione leggi – il pacchetto sicurezza, lo scudo fiscale, la privatizzazione dell’acqua, la legge sulla possibilità di vendere i beni confiscati alla mafia, il disegno sul processo breve – fatte su misura per il tipo antropologico dell’italiano furbo che va tanto di moda. Si ignora il bene comune, si impacchettano messaggi per convincere che la crisi sta alle spalle.
Ma lo dice l’OCSE che il peggio per noi deve ancora venire. Lo dicono le incalzanti incognite delle famiglie ridotte al lastrico della disoccupazione.
Lo dice la disperazione di operai arrampicati su gru e ciminiere per agire il diritto a esistere, ovvero quello di essere semplicemente raccontati nella frequente solitudine della difesa di un’azienda in attivo.
Per troppi il Natale porterà fine di cassa integrazione ed esasperazione di precarietà. In Europa, entro il 2010 saranno licenziate 25 milioni di persone: dall’inizio della crisi, saranno saltati tanti posti di lavoro quanti se ne sono persi in un decennio con le crisi petrolifere.
Avvelenati dalla paura del domani accogliamo il Natale. Anzi, da ferventi cattolici, e in nome delle nostre radici cristiane, lanciamo per la nascita del Redentore una igienica operazione di pulizia etnica. Restituiamo candore di festa liberando paesi e strade dal nero di immigrati da stanare a uno a uno, sotto le mentite spoglie della cittadinanza attiva. Cittadinanza cattiva.
Il nostro razzismo si nutre della rabbiosa conferma delle nostre incapacità a mandare avanti questo Paese. Così liberiamo anche il Natale dalle sue parodie di sentimenti, ispirati al massimo a qualche donazione pelosa regolata sul bilancino del proprio tornaconto emotivo ed economico.
Altro che misticismo. È business fiorente il Natale di guerra che anche quest’anno si celebra tra boati di fuoco e sangue innocente. Una guerra non più ripudiata da nessuno, anzi confezionata anch’essa per la nascita del bambinello dentro la scatola della retorica celebrativa del sono-lì-per-portare-la-pace-a-nome-di-tutti-noi. A celebrare la pace dei fatturati ci penseranno invece coloro che le armi le producono e le vendono.
Un Natale nero. Nei luoghi santi cova una terza intifada, tutt’altro che una buona novella. Tanti auguri. Leggi il seguito di questo post »


Incontro del Punto Pace 12/01/2009

6 gennaio 2010
Dopo le pause natalizie il Punto Pace Reggio Emilia e il Centro don Gualdi è pronto a ritrovarsi per cominciare un nuovo anno all’insegna dell’impegno per la Pace, la Giustizia, i Diritti e la Salvaguardia del Creato.
 
Il prossimo incontro si svolgerà MARTEDI’ 12 GEANNIO a partire dalle ore 18.30 presso la Sala Europa dell’Auditorium Simonazzi in via Turri – RE (stabile dove ha sede la CISL – si accede dall’ingresso del BAR).
 
o.d.g
 
– condivisione della serata in ricordo di don Piergiorgio Gualdi
(attraverso la cena sono stati raccolti 407,00 euro destinati alle attività del P.P. di Reggio Emilia, l’altra parte di denaro raccolto è stato destinato alla libreria Info Shop Mag 6)
 
– Monaci della Pace – veglia di preghiera del 26 gennaio. Andiamo alla parrocchia di S. Anselmo? Mi ricordo che c’era l’invito da parte di una signore…
 
– Collaborazioni e progetti futuri
 
– Premio per la pace don Giuseppe Dossetti (pensiamo se possiamo avere delle candidature)
 
– varie ed eventuali
 
 
Vi aspetto!!!
 
 
Mirko Baccarani
Referente Punto Pace Reggio Emilia
mobile 380 4785231

Il sentiero della Costituzione: Pace, Giustizia e Reciprocità…

30 settembre 2008

Proprio sessant’anni fa, il 1°gennaio 1948, entrava in vigore la Carta fondamentale della nostra Repubblica, che non è nata soltanto nelle aule parlamentari, ma anche tra le montagne, come ci ricordano Piero Calamandrei e don Giuseppe Dossetti.

Quindi una Costituzione che ha visto la luce anche sul sentiero che il movimento cattolico internazionale Pax Christi ha percorso quest’anno per ricordarne il 60° anniversario.

Prima di partire, ai piedi del sentiero che conduce a Cerpiano e poi a Monte Sole, abbiamo piantato un paletto su cui era inciso il primo articolo della nostra Costituzione, ad indicare l’inizio del sentiero che verrà ripercorso ogni anno, aggiungendo mano a mano tutti gli altri articoli. Lungo il sentiero, arrivati alla chiesa e al cimitero del borgo di Cerpiano, (che ha visto la morte di 139 donne e bambini, completamente innocenti) ci ha offerto la sua testimonianza di sopravvissuto Francesco Pirini, che assistette alla strage, e alla morte della sua famiglia dalla vallata opposta, e che ancora oggi ricorda quei momenti come se fossero avvenuti ieri. La sue parole più belle, sono state però quelle di perdono, che lui ha già offerto ai soldati che poi si scoprirono esecutori della strage, e che continua a ribadire. Ci è poi stato dato modo di riflettere, e soprattutto di conoscere meglio, la figura di Don Dossetti, e la nostra costituzione, grazie alle testimonianze di frate Paolo Barabino, monaco della Piccola Famiglia dell’Annunziata (per intenderci un “dossettiano”), del prof.Baldini, medico di don Dossetti e di Umberto Allegretti, costituzionalista e docente universitario. La riflessione sulla costituzione, iniziata qui, ci ha poi tenuti impegnati per tutta la durata della route, facendoci capire come al giorno d’oggi i media ci stiano portando a dimenticare il vero significato di questa carta fondamentale, e soprattutto a dimenticarci che un nostro dovere è “svolgere, secondo le proprie possibilità,e la propria scelta,un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società” ART.4. Un dovere che ci è poi stato ricordato anche dalle parole di Vincenzo Linarello, il presidente di un consorzio di cooperative che nella locride combatte per la legalità, che abbiamo incontrato il giorno seguente a Castel dell’Alpe, insieme a Stefano Ramazza, il quale ha raccontato che oggi, a prescindere da destra e sinistra, tutta la politica sta cercando di farci addormentare, e di farci dimenticare i poteri occulti che ci stanno governando, ed è nostro dovere cercare di riconquistare la democrazia, messa oggi così a dura prova, iniziando ad interessarci in modo attivo alla politica locale, prima che a quella nazionale.

Anche la testimonianza di padre Giovanni Munari (missionario comboniano  in Brasile e attuale direttore della casa editrice EMI) ci ha aiutati a riflettere sull’importanza di fare comunità, collaborare e partecipare insieme; le sue sono state parole importanti, perché ci hanno fatto capire come anche in Italia ci sia bisogno di organizzarsi, di non lasciare che i fatti ci scorrano addosso, ma di prendere spunto dai movimenti brasiliani per far sentire la nostra voce, ed esercitare la nostra sovranità di cittadini onesti, che è spesso osteggiata in vari modi. Questo deve essere ancora più presente, in un ottica di comunità cristiana, che ha la fortuna di avere un’”arma” in più: il Vangelo.

Il nostro fare comunità poi, è stato aiutato da un incontro con Corinto Corsi, sul libro dell’Esodo. Un incontro non classico, non una lezione frontale, ma un bel modo di confronto e riflessione su un libro che resta spesso incompreso, ma che può insegnarci molto sul concetto di libertà, e sul rapporto che Dio ha con la libertà. Un libro che, come Corinto ha avuto modo di spiegarci anche il giorno seguente, è ancora attuale e pieno di significati nascosti e imprevedibili. La condivisione è stata facilitata anche dagli incontri della sera guidati da Don Eugenio Morlini, (spesso difficili da svolgere, a causa della stanchezza accumulata), che ci hanno visti impegnati a parlare della giornata, e ci hanno dimostrato come può essere bello e difficile il decidere insieme come andare avanti, comunicandosi le difficoltà e i punti di forza.

Il quarto giorno, forse è stato quello che più ci ha permesso di capire l’importanza del camminare: infatti i chilometri percorsi sono stati molti, caratterizzati da molta fatica, ma anche da molte relazioni; questo è un altro aspetto importante della nostra route: le relazioni che si sono instaurate tra di noi, e i discorsi sui temi “ricchi” affrontati in questi giorni. Ci siamo anche posti il problema di come comunicare le nostre idee senza volerle imporre, senza partire dal presupposto che esse siano giuste perché nostre, per creare la comunità proprio a partire da noi stessi, evitando l’esclusione a priori di chi la pensa diversamente. Abbiamo poi anche iniziato, a partire da questo, a scrivere un documento di sintesi degli argomenti trattati (disponibile su www.sentierocostituzione.blogspot.com) che ha lo scopo di non lasciare che questa esperienza sia limitata ai 5 giorni in cui si è svolta, ma che possa avere un futuro, possa essere un punto di partenza.

L’esperienza è terminata con l’incontro con la figura di don Lorenzo Milani: grazie alle testimonianze di due suoi ex-allievi, abbiamo conosciuto meglio, ed apprezzato le diverse sfumature di quest’uomo rivoluzionario ancora oggi, che perseguiva la libertà a suo modo, attraverso l’insegnamento. Le testimonianze sono state importanti proprio per la loro diversità, per averci mostrato due facce del priore di Barbiana, entrambe importanti: quella di maestro-papà, e quella un po’ meno amichevole, di uomo forse anche troppo mitizzato. Barbiana, è stato il naturale arrivo di questo nostro viaggio, lì abbiamo piantato l’ultimo paletto del sentiero, con l’ultimo articolo della nostra costituzione, come simbolo di un viaggio che ha un inizio, una meta, ma che è ancora da costruire, e da mantenere in ordine. Questa possiamo vederla anche come una metafora della nostra costituzione, che ha avuto un ottimo inizio, ma che ora è da mantenere “pulita”, “tenuta bene”, da tutti i tentativi di cambiamento che stanno arrivando troppo spesso, ultimamente. Lì, a Barbiana, abbiamo poi avuto un incontro con      S. E. Mons Luigi Bettazzi, presidente emerito di Pax Christi Italia, che ha partecipato anche all’assemblea costituente, come segretario di Dossetti. Grazie alla sua simpatia e alle sue belle parole abbiamo avuto modo di riflettere ancora una volta, sulla nostra esperienza, e su quanto sia importante portare avanti i temi trattati in queste giornate. Non possiamo che concludere con l’invito a leggere la Costituzione e il Vangelo con passione, per contrapporre ai troppi “me ne frego” magari neanche consapevoli, altrettanti “I care, mi sta a cuore”.

 

Chiara Balocchi e Gabriele Torricelli

Pax Christi Reggio Emilia


Si riaccendono le tensioni nel Sahara Occidentale, luogo dimenticato

14 novembre 2010

Sono passati quasi venti anni (1991) dal cessate il fuoco nel Sahara Occidentale, dove il “popolo del deserto”, da oltre trenta cinque anni, lotta per i propri diritti. Le forze armate del Marocco, paese che di fatto occupa l’ex Sahara spagnolo, ha lanciato un attacco contro un campo allestito a Layoun, o Al Aiun) capitale del paese dei Saharawi, per protestare a favore dei diritti di un popolo dimenticato.
Tutto questo mentre alle Nazioni Unite, si apre l’ennesimo colloquio tra le parti, per determinare il futuro di quell’area desertica compresa tra Marocco, Mauritania e Algeria. Vi sono stati morti e feriti, come riporta Lucio Luca su Repubblica, tra i non molti mezzi d’informazione che hanno dato notizia dell’accaduto.

Quello del popolo del Sahara, i Saharawi, e della loro lotta, è una storia lunga e purtroppo dimenticata che ha inizio oltre 40 anni orsono, quando, nel 1963, le Nazioni Unite inseriscono il Sahara Occidentale – area ricca di fosfati dominato dalla Spagna, chiamato appunto Sahara spagnolo – tra i paesi da decolonizzare. Due anni dopo, nel 1965, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ribadisce il diritto all’autodeterminazione del popolo saharawi e chiede alla Spagna di ritirarsi dal territorio. Il 10 maggio 1973 nasce il Fronte Polisario (Frente Popular de Liberacion de Saguia el Hamra y Rio de Oro – dal nome dei due territori, complessivamente di 266 mila Km quadrati che dal 1969 formano il Sahara Occidentale), guidato ancora oggi da uno dei fondatori, Mohamad Abdelaziz. Nel 1974 si svolge il censimento della popolazione (censiti 74.908 saharawi) necessario per poter indirre il referendum voluto dalle Nazioni Unite. Tutto sembra pronto per la nascita della nazione e il 20 agosto 1974 la Spagna esprime il suo parere favorevole a far svolgere il referendum, ma agli inizi del 1975 il re Hassan II di Marocco esprime la sua totale contrarietà all’indipendenza del Sahara Occidentale. Inizia la guerriglia del Fronte Polisario contro la Spagna e il 12 maggio 1975 una missione dell’ONU conferma la volontà di far svolgere il referendum. Il 31 ottobre 1975 il Marocco invade il Sahara Occidentale e il 6 novembre, con la mobilitazione chiamata la “marcia verde” (350 mila marocchini entrano in Sahara Occidentale per vanificare il referendum). La Spagna segretamente giunge ad un accordo con Marocco e Mauritania per la spartizione del territorio (a nord il Marocco a sud la Mauritania) e abbandona al proprio destino il Sahara Occidentale.
Nel 1976 il Fronte Polisario fa nascere la Repubblica Democratica dei Sahrawi (RASD), che ad oggi è riconosciuta da 76 stati, ma non dalle Nazioni Unite. Il 5 agosto 1979 la Mauritania, lacerata dal conflitto con la guerriglia del Fronte Polisario, firma un accordo separato con la RASD lasciando il territorio del Sahara Occidentale. Il Marocco, una settimana dopo, invade (in aperta violazione dei diritti internazionali) anche la zona a sud del Sahara, costruendo mura di sabbia e campi minati, per oltre 2500 km, per difendere le miniere dagli attacchi del Fronte, e costringendo all’esodo i saharawi che trovano rifugio in Algeria, tra l’altro nell’oasi di Tinduf (dove ancora oggi sono, dopo 31 anni). Fino al 1991 si susseguono gli scontri armati, mentre il Marocco continua a popolare il territorio del Sahara nella certezza di alterare gli equilibri in caso di un referendum.
Nel 1991 si ottiene il cessate il fuoco e una missione ONU (MINURSO– Missione delle Nazioni Unite per il Referendum nel Sahara Occidentale) viene inviata per vigilare la tregua e organizzare il referendum. La missione viene da allora rinnovata, di anno in anno, oggi è prolungata fino al 30 aprile 2011, essa costa 60 milioni di dollari all’anno. Nel febbraio 1992 la consultazione referendaria viene rinviata a data da stabilirsi.
Da allora si susseguono timidi tentativi di risoluzione del conflitto, incontri informali tra le parti e azioni di sostegno al popolo del deserto, senza reali passi in avanti.

Quella del Sahara Occidentale è una storia anomala e singolare. All’atto della decolonizzazione furono tre i paesi a non ottenere l’immediata indipendenza : l’ Africa Tedesca del Sud-Ovest, oggi Namibia (affidata al Sudafrica e resa indipendente nel 1990), l’Eritrea (incorporata nell’Etiopia e indipendente dal 1993) e il Sahara Spagnolo. Di quelle nazioni solo il Sahara non è riuscita a raggiugere l’obiettivo posto dalle Nazioni Unite negli anni ’60.
Inoltre il popolo Saharawi è oggi il gruppo di rifugiati (in Algeria) più vecchio al mondo, (sono circa 200 mila persone) con oramai 31 anni di permanenza fuori dal territorio natio.

Anche curiosando nella rete si ha l’impressione di una vicenda che rischia di essere dimenticata. Si trovano infatti una miriade di siti di Associazioni e gruppi nati a sostegno del popolo Saharawi, quando per l’informazione quel popolo, con la sua lotta, faceva notizia e che da anni hanno smesso la loro attività, consumate dal lento svolgersi degli eventi. E’ altrettanto vero che vi sono molti gruppi invece che lavorano con grande intensità a favore del “popolo del deserto” e ONG che lavoro sul posto.
Per tutte gli aggiornamenti vi segnalo l’agenzia Sahara Press Service.
Ovviamente non mancano nemmeno voci di dissenso e le accuse al Fronte Polisario, come quella da poco riportata dal sito Peace Report, o il recente film-documentario australiano “Stolen” che è stato duramente criticato dagli esponenti del Fronte Polisario


Prossimo incontro del Punto Pace di Reggio Emilia

7 novembre 2010
Il prossimo incontro del Punto Pace – Pax Christi avrà luogo martedi 9 novembre 2010 dalle ore 18.30 alle 23 presso la Libreria Info Shop Mag 6 (via Santi Vincenzi, 13 – RE).
 
Di seguito trovate l’ O.d.g.: 
  
1) preparazione come ogni anno dell’incontro per ricordare Alberto Rossi e Don Gualdi fissato il 12 Dicembre 2010 c/o la parrocchia S.Luigi /pappagnocca) e presentazioni delle iniziative organizzate assieme alla scuola di pace.
         
2) Convegno di fine anno, Loreto 30 e 31 dicembre 2010 Libertà religiosa e cittadinanza: il dialogo fa nuova la città Chiamati alla libertà (Gal 5, 13). A breve sul sito di paxchristi il programma e i dettagli logistici. A seguire avrà luogo la tradizionale marcia di fine anno organizzata da Pax Christi Italia, CEI e Caritas italiana che quest’anno avrà luogo ad Ancona sul tema della Giornata Mondiale per la Pace del 1° gennaio 2011: «Libertà religiosa, via per la pace».
             
3)   Varie ed eventuali
 
Dalle ore 20.00 momento formativo.
 

Mirko Baccarani
mobile 380 4785231

d. Albino Bizzotto a Reggio Emilia per parlare di disarmo

9 gennaio 2010

Il primo appuntamento è stato l’incontro con Don Albino Bizzotto, sacerdote vicentino impegnato da molti anni per il disarmo e fondatore dell’associazione “Beati i costruttori di pace”.

Con Don Albino abbiamo riflettuto sull’importanza del disarmo nucleare totale come presupporto fondamentale per l’esercizio della democrazia, e sull’impatto umano e ambientale che il possesso e la sperimentazione di armi nucleari implicano per i paesi che direttamente o per alleanza (come l’Italia) le accettano; e quindi sulla necessità civile di chiedere la rimozione delle armi nucleari dal territorio italiano.

Con la sua testimonianza Don Albino ci ha trasmesso la speranza fiduciosa della resistenza, a cui siamo chiamati come uomini e donne e come cristiani, coltivando nel nostro impegno “lo spirito della semina”.

Dopo l’incontro, ci siamo spostati in chiesa dove abbiamo pregato insieme, guidati da Don Eugenio Morlini, nello stile delle veglie dei monaci della pace (che si tengono regolarmente, itineranti nelle Parrocchie della Diocesi, ogni quarto martedì del mese). Si tratta di una preghiera semplice, calata nella realtà e nella storia delle persone, immediata, concreta, per ciò molto solenne. Nella preghiera abbiamo specialmente ricordato Don Piergiorgio Gualdi e Alberto Rossi, alla cui spiritualità il Punto Pace si ispira.

Infine, siamo tornati nel salone per mangiare insieme un’ottima cena di solidarietà a base di polenta, funghi, carni in varie salse, salumi, torte, vino rosso e ogni ben di Dio. Il ricavato della cena (e della lotteria finale) è andato a sostegno del Punto Pace, dell’Infoshop e all’associazione Jaima Sarawi.

Giovanna Soliani – PP Reggio Emilia